Di questo passo nel 2015 i crack di aziende in Tribunale sarebbero 60 (lo scorso anno furono 41)

Probabilmente chi sperava nel nuovo anno per invertire la rotta di una crisi che anche nel 2014 aveva messo in ginocchio imprese e lavoratori deve già ricredersi. Anche se è passato solo un mese.

A gennaio, infatti, sono stati 5 i fallimenti di aziende ufficialmente sentenziati in tribunale. Più di uno a settimana, con una tendenza che se andasse avanti di questo passo arriverebbe a 60 casi in un anno. Nel 2014 i fallimenti furono 41, nell’anno “orribile” 2013 addirittura 56. Il 2015, quindi, rischia di essere ricordato per un poco invidiabile record.

Previsione troppo catastrofica? Gli imprenditori, soprattutto quegli artigiani che con le loro piccole e piccolissime imprese rappresentano il 97 per cento del tessuto economico locale, credono di no.

“Li abbiamo incontrati proprio pochi giorni fa – spiega Dario Costantini, presidente provinciale della Cna – e il quadro che è emerso è tragico: con la scusa della crisi nessuno paga, i tempi della giustizia italiana rendono lunghissimo ottenere quanto dovuto. Noi siamo arrivati a dare consigli estremi: firmare contratti con clausole chiare e inattaccabili a proprio favore in caso di mancati pagamenti, partire con le ingiunzioni e le messe in mora già al primo problema, evitando di concedere proroghe e fiducia a chi ormai ha dimostrato di non meritarsela. E, nei casi limite, affidarsi anche agli investigatori privati per capire i motivi delle insolvenze e se eventualmente c’è speranza di recuperare i crediti”. Che per alcune realtà ammontano a centinaia di migliaia di euro: “E’ vero – precisa Costantini – anche se per un piccola azienda artigiana, magari con due dipendenti, anche 5-6mila euro possono fare la differenza. Purtroppo siamo stretti tra clienti che non pagano e banche che chiudono le porte sia per le richieste di finanziamenti, sia in caso di ritardi di pagamenti, dovuti peraltro agli insoluti che subiamo. Così è davvero difficile andare avanti, i tanti fallimenti dimostrano che per molti è proprio impossibile”.

I settori colpiti sono davvero tutti, dai trasporti agli idraulici, passando per elettricisti e quant’altro: “Gli autotrasportatori che resistono sono degli eroi, visto i recenti aumenti dei pedaggi e delle accise arrivati anche recentemente. In generale, non c’è attenzione di nessuno verso di noi: speriamo che anche i politici si meritino gli applausi riservati al neopresidente della Repubblica Sergio Matterella, la cui prima attenzione dovrebbe essere rivolta al lavoro e alle famiglie in difficoltà, imprenditori o dipendenti non fa differenza”.

Libertà del 01/02/2015